lunedì 18 luglio 2016

PRIVACY SHIELD Adottato dalla Commissione Europea

Al Via il nuovo accordo che supera il vecchio SAFE HARBOR; Obblighi Rigorosi per tutte le imprese che operano sui dati, sulla trasparenza e sulla Tutela dei Diritti.


Questi i principi fondamentali sui cui si fonda il nuovo Accordo fra EU e USA per gli scambi oltreoceano dei dati personali per finalità di natura commerciale.

Ormai da pochi giorni la Commissione Europea ha completato la procedura di Adozione del "EU-US Privacy Shield".
Sembrerebbe che lo Scudo per la Privacy abbia ottenuto il giusto riscontro e requisiti di stabilità adeguati per potersi mettere in campo.
Il Privacy Shield oggi, dunque, propone significativi passi in avanti se si pensa al punto di partenza tenutosi nel lontano 2000 su impulso dell'ex Presidente dell'Autorità Garante Italiana per la Privacy, Stefano Rodotà, nonchè presidente illo tempore del Gruppo dei Garanti Europei  ( c.d. Gruppo Art. 29 della Direttiva Comunitaria 95/46/CE ).

Devo, in ogni caso, anche in vista dei ragionevoli sforzi, ritenere che si sia raggiunto un ottimo compromesso considerando anche il punto di vista della Famosa Sentenza  della Corte di Giustizia Europea che ha invalidato nel 2015 il precedente Safe Harbor perchè privo delle sufficienti garanzie sulla tutela della riservatezza dei dati degli utenti europei trasferiti oltreoceano.

La decisione della Corte, infatti, accoglieva ( si ricorda ) il ricorso di un cittadino Austriaco (un certo Max Shrems ) nei confronti di Facebook che, muovendo rivelazioni riguardo al caso Snowden, denunciava le violazioni al diritto alla riservatezza da parte della NSA (National Secutiry Agency) ritenendo dunque il diritto Statunitense insufficiente alla protezione dei dati trasferiti dall'EU.

Con il Privacy Shield, quindi, oggi USA ha escluso attività indiscriminate di sorveglianze di massa sui dati personali trasferiti da EU a USA assicurando, così, meccanismi di vigilanza determinati; 
ed infatti l'Intelligence nazionale ha garantito come la raccolta di dati di massa sarà "eventualmente ammessa" esclusivamente laddove ne ricorrano i presupposti.

In vista del nuovo Accordo, di non facile ripetizione, il Dipartimento del Commercio degli US, sottoporrà le imprese aderenti allo Scudo a verifiche e ad aggiornamenti periodici onde accertare che vengano rispettate le regole sancite.
Diversamente, l'azienda sarà sanzionata ed eventualmente "cancellata" dall'elenco dei c.d. aderenti.

Altra cosa importantissima sarà la possibilità, per il cittadino Europeo che riterrà di aver subito un abuso, di presentare un esposto mediante semplicissimi meccanismi di composizione di semplice fattuizione e dai costi contenuti.
Per il caso di specie, sarà l'azienda stessa a risolvere il caso denunciato oppure saranno offerte delle "Alternative Dispute Resolutions" presso le rispettive autorità nazionali che, per la determinazione dell'eventuale controversia, collaboreranno con la Commissione Federale del Commercio Americano onde assicurare che i casi di reclamo sottoposti dai propri cittadini siano "realmente" esaminati e quindi risolti.
Laddove non vengano risolte le problematiche così come insorte sarà, in ogni caso, ammesso un Arbitrato così come, nei casi che riguarderanno la sicurezza nazionale, il caso irrisolto sarà vagliato della figura del Mediatore ( figura indipendente dai Servizi di Intelligence degli US ).


Con tale Scudo ci auguriamo di poterci trovare finalmente nel futuro, laddove USA, ancora si ritiene, avrebbe invece voluto ancorare ed equiparare il trattamento dei dati provenienti da Oltreoceano, come ad un trattamento di merce di massa, al pari della merce materialmente trattata.
Da domani, invece, ci si aspetteranno precisazioni sulla raccolta dei dati in blocco, importanti rafforzamenti del meccanismo di mediazione nonchè una maggiore esplicitazione degli obblighi delle imprese affinchè queste non possano più gestire i medesimi dati con "superficialità" come nel precedente accordo.


Tesseramento FIGC minore Extracomunitario

IL PRIMO  TESSERAMENTO  PRESSO  LA  FIGC  DEL MINORE EXTRACOMUNITARIO E’ OBBLIGATORIO LADDOVE LO RICHIEDAIL TUTORE



L’art 19 del regolamento FIFA dispone che:




TRASFERIMENTI INTERNAZIONALI DI MINORI



Tutela dei minori
1. I trasferimenti internazionali dei calciatori sono consentiti solo se il calciatore ha
superato il 18° anno di età.

2. A questa regola si applicano le seguenti tre eccezioni:
a) I genitori del calciatore si trasferiscono nel Paese della nuova società per motivi indipendenti dal calcio.
b) Il trasferimento avviene all’interno del territorio dell’Unione Europea (UE) o dell’Area Economica Europea (AEE) e il calciatore ha un’età compresa fra i 16 e i 18 anni. In questo caso la nuova società è tenuta a soddisfare i seguenti obblighi minimi:
i) fornire al calciatore un’adeguata istruzione e/o formazione calcistica in linea con i più elevati standard nazionali;
ii) garantire al calciatore una formazione accademica e/o scolastica e/o formazione professionale, in aggiunta alla sua istruzione e/o formazione calcistica, che consenta al calciatore di perseguire una carriera diversa da quella calcistica nel momento in cui dovesse
cessare l’attività professionistica;
iii) adottare tutte le misure necessarie affinché il calciatore sia seguito nel miglior modo possibile (ottime condizioni di vita presso una famiglia ospitante o una struttura della società, nomina di un tutore all’interno della società, ecc.);
iv) all’atto del tesseramento del calciatore, dimostrare alla Federazione di appartenenza di avere soddisfatto tutti i succitati obblighi;
c) Il calciatore vive in una località ubicata ad una distanza massima di 50 km dal confine nazionale e la società all’interno della federazione confinante per la quale il calciatore desidera essere tesserato si trova altresì a 50 km di distanza dallo stesso confine. La distanza massima fra il domicilio del calciatore e la sede della società sarà quindi di 100 km. In questi casi, il calciatore deve continuare ad abitare nel proprio domicilio e le due
Federazioni interessate dovranno dare il loro esplicito consenso.

3. Le stesse condizioni riportate nel presente articolo si applicano per quanto riguarda il
primo tesseramento dei calciatori che hanno una nazionalità diversa da quella del paese
nel quale richiedono di essere tesserati per la prima volta.

4. Ogni trasferimento internazionale, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, ed
ogni 
primo tesseramento ai sensi del paragrafo 3 sono soggetti all’approvazione di
una sottocommissione nominata all’uopo dalla Commissione per lo status dei calciatori.
La richiesta 
di approvazione deve essere formulata dalla Federazione che desidera tesserare il calciatore.
Alla Federazione di provenienza viene data la possibilità di esprimere la propria
posizione. L’approvazione della sottocommissione deve essere ottenuta prima di
una 
qualsiasi richiesta di CTI inoltrata da una federazione e/o prima di un primo
tesseramento.
Eventuali violazioni di questa disposizione saranno sanzionate dalla 
Commissione disciplinare ai sensi del Codice disciplinare della FIFA. 
L’irrogazione di sanzioni è prevista non solo a carico della federazione che non abbia inoltrato la propria richiesta alla sotto-commissione, ma anche a carico della Federazione
di provenienza per 
aver emesso il Certificato internazionale di trasferimento senza l’approvazione della sottocommissione,
nonché delle società che abbiano concluso un contratto per il trasferimento
del minore.

5. Le procedure previste per richiedere alla sottocommissione il primo tesseramento e il
trasferimento internazionale di un minore sono contenute nell’Allegato 2 del presente regolamento………………………………..

La Federazione Italiana Gioco Calcio, al fine di arginare e/o limitare il “ Traffico dei minorenni ”, qualora la richiesta di primo tesseramento presenti un elemento contravvenente a tale articolo, prende propria tale disposizione FIFA ed applica rigorosamente e letteralmente tale normativa disponendo, sempre ed in piena autonomia ma in conformità con questa, sia il divieto  del “ trasferimento internazionale di calciatori minorenni “, sia quello di “ primo tesseramento di un calciatore minorenne per la federazione di un paese di cui non ne è cittadino “.
Nel caso di “ primo tesseramento” per minore extracomunitario, tuttavia, la normativa FIFA vigente, laddove dispone all’art. 2 lettera a) “ i genitori del calciatore minorenne si trasferiscono nel paese del tesseramento per una motivazione non legata al calcio “ non prende in giusta e debita considerazione la fattispecie dell’istituto della Tutela e, spesso non consente al tesseramento dell’atleta minore.
L’Istituto della tutela, per consolidata dottrina e giurisprudenza é “… istituto pubblicistico di protezione del minore privo di genitori o con genitori impossibilitati ad esercitare la loro funzione surrogatoria rispetto alla resporsabilità generitoriale, con garanzie rispetto a quest’ultima, se mai  maggiori, se si considera che l’istituto include il complesso delle attività svolte, nell’interesse della persona ad ssa soggetta, non solo dal tutore, ma soprattutto dall’autorità giudiziaria (  Cass. Sez. VI 15.05.2012, n. 7621 ), con il tutore soggetto a più pregnanti controlli rispetto al genitore ( ad es. inventario, cauzione etc. ) e compiti, in una visione moderna dell’ufficium, rivolti, assieme al Giudice tutelare, si all’amministrazione del patrimonio del minore, ma anche alla cura dell’educazione e degli interessi morali dell’incapace che vede, anche il suo matrimonio amministrativo allo scopo di realizzare quello che è il progetto di vita dello stesso… individuare la finalità reciprua della disposizione in esame nell’arginare il cosidetto fenomeno del “traffico di atleti minorenni”, per un verso non può, innanzitutto, voler dire porre sullo stesso piano un tale fenomeno, dai contorni tutt’altro che definiti, chiari e convincenti, con quelli ben diversi,drammatici e criminali della tratta di esseri umani ( vedesi Libro Bianco dello sport della Commissione europea e relativa Risoluzione del Parlamento europeo 2 maggio 2008 ) o del traffico di clandestini, per altro verso,significa, in via principale, dover verificare in concreto se possa ricorrere una tale situazione, altrimenti risolvendosi la norma in una grave forma di disparità di trattamento tra minori comunitari ed extracomunitari e pù in generale, plurime e pregnanti norme Costituzionali ( artt. 2,3 e 18 Cost. ); che in altri termini “combattere lo sfruttamento dei giovani nello sport e la tratta dei bambini ”, applicando rigorosamente le leggi e le norme esistenti ( Risoluzione Parlamento citata, 38 ), non può voler dire violare tali principi, essendo lo sport uno degli strumenti più efficaci per l’integrazione sociale e rimanendo, tra l’altro, essenziale “ accordare particolare attenzione al ruolo dello sport quale luogo per eccellenza per la coesistenza interculturale”, e nonché elemento costitutivo del dialogo e della cooperazione con i paesi terzi ( Risoluzione Parlamento Europeo citata, punto 5 ). ….., di conseguenza, senza neppure mettere in discussone la ratio della disposizione federale, va sempre stabilito caso per caso il diritto al tesseramento del minore extracomunitario onde consentirgli il libero esercizio dei diritti riconosciuti dal nostro Ordinamento anche nello svolgimento dell’attività sportiva, negli stessi termini di accesso consentiti ai calciatori minori trasferiti in ambito comunitario. ( Ordinanza Tribunale di Pescara del 02 novembre 2015 ).
Tale normativa FIFA, infatti, non può ritenersi sempre e comunque applicabile, ma deve considerare l’esistenza di norme gerarchicamente superiori ai propri regolamenti ed a quelli della FIGC; deve, infatti,  soggiacere inevitabilmente ad altro istituto riconosciuto sia in dottrina, sia in giurisprudenza; e quello della tutela del minore ed il riconoscimento della figura del suo tutore non può ritenersi certo non giustamente tutelabile.
 Per tale giusta regola, di conseguenza,  la normativa di diritto italiano e in primis il Codice Civile si dovrà ritenersi sovrapponente a qualsivoglia regolamento sportivo. L’art. 19 FIFA ( recepito anche dalla FIGC ) non può assolutamente contravvenire agli artt. 346 e seguenti del Codice Civile e la richiesta di tesseramento da parte del tutore di un minore che intende giocare al calcio a livello dilettantistico o professionistico non può ottenere alcun diniego federale.
Qualsivoglia diniego, infatti, oltre a contravvenire a norme di diritto civile, dovrà ritenersi chiaramente discriminatorio nei confronti del minore extracomunitario, ai sensi dell’art. 43 T.U 286/1998.
 Ogni qual volta, quindi, la FIFA e la FIGC, pongono in applicazione l’art 19,a) in presenza di tutore, non intendendo considerare, quindi, equiparare la figura dei genitori del minore extracomunitario, che vivono nel loro paese di origine, alla figura del tutore, violano una normativa di diritto covile e tale diniego al tesseramento, deve essere ritenuto chiaramente illeggittimo e tutelabile nelle opportune sedi giudiziarie ordinarie. Il ricorso non può che ottenere sentenza favorevole con relativo “ordine alla FIGC di tesserare il minore”.

In conclusione, quindi, la richiesta di tesseramento per la pratica del gioco del calcio sia a livello dilettantistico, sia professionistico da parte del tutore di un minorenne extracomunitario, non può essere rifiutata da parte della FIGC soltanto sul base del semplice rilievo della mancata presenza dei genitori in Italia.



giovedì 9 giugno 2016

Privacy Shield bocciato dal Garante Europeo

Il Garante Europeo per la Protezione dei Dati ha pubblicato valutazione su quanto predisposto dalla bozza del PRIVACY SHIELD


Il Garante Europeo per la protezione dei dati ha dunque pubblicato una propria valutazione relativamente al Privacy Shield, il famoso SCUDO UE-USA.

Giovanni Buttarelli ha però da subito constatato elementi di importante criticità che non soddisfano quanto previsto dalle precedente intese.
Lo stesso dichiarava 
"Apprezzo gli sforzi fatti per sviluppare una soluzione per sostituire il Safe Harbour ma il Privacy Shield così com'è non è abbastanza solido per far fronte a future analisi legali davanti alla Corte. Nel caso in cui la commissione Europea desideri adottare una "adequcy-decision" saranno necessari infatti dei miglioramenti significativi per rispettare i principi chiave della protezione dei dati con particolare riguardo alla necessità, proporzionalità, ragionevolezza e ai meccanismi di ricorso. Inoltre è tempo di sviluppare una soluzione a più lungo termini nel dialogo oltreoceano". 

In Ottobre si ricorda che una Sentenza della Massima magistratura Europea aveva infatti bocciato l'Approdo Sicuro, il grande database in territorio USA in cui da circa 15 anni i giganti del web andavano ad immagazzinare tutte le informazioni personali dei propri clienti ( Americani o meno ) non garantendo la sufficiente privacy ( recitava la sentenza della Corte ) che ora si sta cercando di adeguare.

Lo scudo ormai si ritiene di estrema necessità poichè risulta fondamentale per porre la giusta tutela a tutti quei dati personali che i cittadini Europei hanno rilasciato iscrivendosi a network o portali, quali Facebook per esempio, afferenti o di stabilità Americana.

Già lo scorso Aprile, infatti, il Garante Europeo aveva presentato l' Article 29 Working Party in cui veniva infatti analizzata la famosa bozza di "adequacy-decision" della Commissione Europea proprio per determinare il livello di protection che avrebbe dovuto garantire il Privacy Shield.
Nel documento si faceva richiamo a diverse lacune necessariamente da colmare.
Prima di divenire effettivo, infatti, il Privacy Shield dovrà ottenere e quindi prevedere quel giusto livello di protezione contro la sorveglianza indiscriminata e quindi tutti quegli obblighi sulla supervisione, la ragionevolezza, la proporzionalità, la trasparenza ed il diritto alla protezione dei dati personali oltre oceano.
Per potersi considerare efficace, ribadisce il Garante Europeo, "il Privacy shield dovrà inoltre basarsi su di un criterio di equivalenza essenziale affinchè questo si applichi, nelle pratica, ai casi di autoregolamentazione da parte di Società private, in cui i dati in transito o trasferiti in USA potrebbero essere valutati in maniera ordinaria dalle forze dell'ordine e da quelle dell'intelligence americana"

Il Privacy Shield, di fatto, cerca di evitare proprio il libero accesso dei servizi americani alle informazioni private dei cittadini Europei cosa che già la Corte Europea considerava "invasiva".

La trasparenza da parte delle Società interazionali dunque che vendono o comprano beni o servizi in Europa dovrà essere alla portata di chiunque così che chiunque possa conoscerne l'utilizzo e prima di ogni cosa l'eventuale legislazione di riferimento.

I lavori proseguono ed ancora non esiste chiarezza sul contenuto esatto di quello che sarà il testo finale dello SCUDO UE_USA ma il Garante Europeo già tiene a sottolineare come l'adozione del Regolamento Europeo, in materia di trattamento dei dati che gli stati membri dovranno applicare alla data del Maggio 2018, già ha previsto quelle che sono le preoccupazioni condivise da europarlamentari, aziende, società ed università e che quindi sarebbe opportuno che "il Legislatore Europeo perdesse maggior tempo affinchè venga trovata la soluzione più idonea e di più amplio respiro anche per una tematica così importante come quella del Privacy Shield"

lunedì 30 maggio 2016

Novità in materia di Divorzio in Russia

IL DIVORZIO CONSENSUALE IN MANCANZA DI FIGLI MINORI   IN RUSSIA



In Russia, ottenere il divorzio in mancanza di minori ed in forma consensuale è di estrema facilità, tempi relativamente brevi e costi molto contenuti. 

Questa semplice soluzione, comunque, si potrà ottenere soltanto qualora la richiesta di divorzio venga presentata personalmente da entrambe i coniugi.

Qualora, invece, un coniuge non possa, ovvero non voglia presenziare a tale incombenza, occorrerà  concedere debita procura di potere di rapprentanza ad un avvocato in Russia;  effettuare relativa autenticazione notarile; effettuare la traduzione di questa  in lingua russa ed apostillarla. Questa prassi, comunque non è consigliabile in quanto, spesso, le autorità russe non riconoscono tali documenti ( motivi burocratici ).

Quanto ai tempi di ottenimento del certificato di divorzio dal momento della presentazione ed accettazione della domanda ( se con procura ) è di circa un mese.

Nuovo Regolamento EU per la Privacy

DAL 25 MAGGIO FINALMENTE IN VIGORE IL REGOLAMENTO EUROPEO IN MATERIA DI DATI PERSONALI  




Il 25 di Maggio 2016 è dunque entrato Ufficialmente in Vigore il Regolamento UE (2016/679) del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 Aprile 2016 riguardante alla Privacy con riguardo al trattamento dei dati personali nonchè con riguardo alla "circolazione" dei dati personali nell'UE che abroga la precedente direttiva Comunitaria 95/46/CE.

Il testo, interamente riportato sulla Gazzetta Ufficiale dell' Unione Europea in data 04 Maggio 2016, diventerà applicabile in definitiva ed in via diretta in tutti i paesi UE alla data del 25 Maggio 2018.

Il testo nella sua interezza è possibile reperirlo al seguente indirizzo

mercoledì 18 maggio 2016

Illegittimità “ VINCOLO SPORTIVO “ per Minori dilettanti


Il diritto fondamentale dell’atleta di svolgere liberamente in Italia l’attività agonistica in forma non professionistica è tutt’ora gravemente compromesso dal “ vincolo sportivo” al quale egli si deve assoggettare tutt’ora per un tempo indeterminato o, comunque irragionevole, con la sottoscrizione del “cartellino” che ne certifica la soggezione alla società. Infatti, permane consolidato nell’Ordinamento dello sport italiano il principio generale secondo cui il tesseramento dei giovani e dei dilettanti si costituisce con legame associativo senza assennati limiti di tempo e senza la possibilità di essere sciolto se non con il consenso della società di appartenenza.
Laddove la firma del “cartellino” è un atto necessario per poter praticare una disciplina individuale o di squadra, le federazioni e le società gestiscono un obiettivo monopolio con imposizione agli atleti tesserati di condizioni, spesso vessatorie, stabilite dai regolamenti dalle stesse emanati.
Pertanto è noto che se l’atleta intende partecipare alle competizioni organizzate dalle federazioni sportive italiane, il giovane dilettante è costretto a stipulare il vincolo ed a devolvere irrevocabilmente la titolarità delle proprie prestazioni sportive alla società alla quale si affilia, con conseguente compressione involontaria ( nonostante il tesseramento appaia una manifestazione di assenso e di autonomia negoziale ) alla propria libertà agonistica.
Le norme organizzative delle federazioni hanno escluso e continuano ad escludere un termine ragionevole di scadenza del rapporto associativo, vietando esplicitamente la validità di recesso unilaterale dell’atleta, indipendentemente dall’approvazione societaria. Questa vessatoria imposizione regolamentare si pone in chiaro contrasto con i più elementari principi dell’Ordinamento giuridico in materia di libertà di associazione. Il vincolo sportivo, infatti,stipulato dagli atleti per un tempo indeterminato, oppure irragionevolmente lungo imposto dalle clausole regolamentari ed associative delle federazioni sportive, deve ritenersi nullo di diritto ( ex art.1418 codice civile ) in quanto contrasta con norme imperative di ordine pubblico e, dunque, realizza  interessi immeritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico ( ex art. 1322 codice civile, comma 2 ).
In particolare, il vincolo sportivo a tempo indeterminato, oppure irragionevole, cagiona una violazone:

della libertà di associazione che comprende anche il diritto di associazione tutelato dall’art. 18 della Costituzione, nonché dell’art. 11 della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” ( legge 04 agosto 1955 n.848 ) e dell’art. 22 del “ Patto Internazionale dei diritti civili e politici “ (legge 25 ottobre 1977 n. 881 );
-  del diritto, che è espressione di un elementare principio dell’Ordinamento liberale e democratico, di recedere dall’associazione qualora l’associato non abbia assunto di farne parte per un tempo determinato, secondo quanto previsto dall’art.24 codice civile;
-   del diritto di parità di trattamento tutelato dal principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 della Costituzione, rispetto agli atleti professionisti, per i quali, l’art. 23 della legge marzo 1981 n. 91 ha disposto espressamente l’abolizione del vincolo sportivo, integrando letteralmente le limitazioni della libertà contrattuale dell’atleta professionista;
-  del dovere imperante, erga omnes, di assicurare “senza nessuna discriminazione” il godimento delle libertà fondate su qualsiasi condizione personale, come certamente deve ritenersi  quella dell’atleta minore e/o non professionista, stabilito dall’art.14 della “ Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondametali “;
-    del principio che deve caratterizzare i nuovi statuti e regolamenti delle federazioni sportive di far partecipare all’attività sportiva chiunque, in condizioni di parità ed in armonia con l’Ordinamento sportivo nazionale ( art. 16, co 1 Dlg 23 luglio 1999 n. 242 );
-    nei confronti dell’atleta minore di età, del diritto di gioco stabilito dall’art. 31 legge 27 maggio 1991 n. 176 secondo cui il minore ha il “ sacrosanto “ diritto di dedicarsi al gioco ed attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale, artistica e sportiva.
    Tali violazioni hanno indirizzato la giurisprudenza di legittimità a confermare quanto sopra argomentato ed infatti la stessa ha espresso, in varie pronunce, tali orientamenti.
-    L’adesione all’associazione comporta l’assoggettamento dell’aderente al relativo regolamento con il limite derivante dal principio costituzionale della libertà di associazione, il quale implica la nullità di clausole che escludano o rendano oneroso in modo abnorme il recesso ( Cass. Civ. sez. I, 09 maggio 1991, n. 4244 9;
-          la valutazione di validità della clausola che esclude l’esercizio del diritto di recesso da un’associazione per un tempo determinato è subordinata alla verifica, da una parte, della sussistenza di un termine compatibile con la natura e la funzione del contratto associativo e dall’altra la sussistenza di lesione di diritti costituzionalmente garantiti ( Cass. Civ. sez. I 04 giugno 1998, n. 54769 ).
Alla luce, quindi, delle soprariportate violazioni normative, riconosciute sia in dottrina, ma supportate anche in giurisprudenza, si può chiaramente affermare che le federazioni e le società sportive non soltanto mantengono e si attengono a regolamenti da considerarsi assolutamente “arcaici” sia sotto il profilo fattuale sia sotto il profilo dell’equità sostanziale, ma continuano ad applicare proprie disposizioni  che contravvengono a  norme gerarchicamente superiori ai regolamenti federali vigenti.
 La dottrina giuridica, d’altronde, non può che rimarcare il principio di temporaneità ridotta del vincolo ( tanto più se trattasi di minori ) e, quindi, non può negare la possibilità di recesso qualora si sia aderito ad associazione sportiva; la giurisprudenza, a sua volta, non può che censurare qualora si presentino modalità di richiesta di scioglimento del vincolo, così come illegittimamente  prescritto dai regolamenti federali.
Connesso a tali inequivocabili principi è da specificare e chiarire altro tema meritevole di considerazione dottrinale e giurisprudenziale che, ad oggi, non ha ancora ottenuto giusta applicabilità; la cosiddetta “ Patrimonializzazione dell’atleta”che si attaglia perfettamente con il presente tema.
 Da un’errata interpretazione dell’autonomia dell’Ordinamento sportivo,  giustificato dal “vincolo sportivo” dell’atleta non professionista ( ed addirittura minorenne ), la società che ne detiene il “cartellino” considera questo, per la sua prestazione sportiva, appartenente a se stessa come proprio patrimonio, alla stregua di “ res in commercio “. Questa illecita attività comporta, nei confronti degli atleti minorenni e non professionisti, una persistente e diffusa opera di speculazione economica. Quindi, persistendo nell’ordinamento sportivo, il deplorevole istituto del vincolo, è notorio che, persino, gli atleti minorenni sono considerati oggetti suscettibili di compravendita, prestito ed altro accordo che inerisca allo sfruttamento lucrativo delle loro prestazioni sportive da parte delle società che ne detengono il “ cartellino”. La presente condizione a cui sono sottoposti gli atleti, dichiarati dilettanti dal CONI e dalle federazioni, ma considerati  una proprietà della società sportiva che li ha tesserati, é di fatto assimilabile ad una “schiavitù” che si realizza all’interno dello sport ed in condizione di monopolio delle stesse federazioni sportive affiliate al CONI. Tali illegittime clausole statuarie e regolamentari, infatti, pongono illecitamente ostacoli normativi ed economici al giocatore/trice giovane che intende scegliere la società in cui militare e quindi recedere dal precedente contratto associativo alla fine della stagione agonistica.
Al vertice dell’Ordinamento sportivo Internazionale e Nazionale, d’altronde, è già stata stabilità l’illegittimità del vincolo che impedisce all’atleta o che gli renda ostico il diritto di partecipare a qualsivoglia attività agonistica. Non si dimentichi che l’ottavo Principio Fondamentale  della Carta Olimpica stabilisce che la pratica dello sport è un diritto umano e che ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport secondo le sue necessità. Le federazioni sportive, pur rispettando tali disposizioni ed avendo limitato lo svincolo al raggiungimento di una certa età e/o durata, pongono di fatto una evidente discriminazione vietata dalla legge, soprattutto nei confronti degli atleti minori e dei loro genitori e/o tutori.


Si può pacificamente affermare, quindi, che una eventuale impugnazione del provvedimento applicativo del “ vincolo sportivo” da parte dell’atleta non professionista ( minore e non ) , non può che ricevere giusto riconoscimento giudiziario, con la conseguenza che tale vincolo sarà ritenuto nullo e l’atleta libero di svolgere attività sportiva con altra società. 

giovedì 5 maggio 2016

La Riforma della Privacy UE è legge

04 Maggio 2016 : NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO PER LA PRIVACY


Il 04 Maggio 2016 è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il testo del Regolamento ( UE )  2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 Aprile 2016 sulla Privacy relativo alla protezione delle Persone fisiche con Riguardo al trattamento dei dati personali nonchè alla libera circolazione dei dati personali nell'Unione.
Tale disposto normativo abrogherà l'ormai nota Direttiva 95/46/CE

Come noto il Regolamento entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ( 24 Maggio ) e sarà pertanto applicato a decorrere dal 25 Maggio 2018.